Storia e Territorio

I cercatori di chiocciole

autore Angelo Cintoli 09 March 2022
copertina

I 'favaluciari' dilettanti

Dopo le prime piogge autunnali o primaverili, quando dalla terra si sprigiona quel piacevole e particolare profumo agreste, al quale gli abitanti della città non sono abituati, le campagne vicine erano quasi sempre invase, di sera tardi o di mattina all'alba, da 'favaluciari' dilettanti: si trattava in genere di comitive nate lì per lì che, cessata la pioggia, decidevano di andare a cercare 'favaluci', 'scauzzi', 'barbàini' ed altro tipo di chiocciole, come avviene d'altronde anche oggi. 

Era veramente un'invasione allegra e chiassosa di amici e parenti che - armati di contenitori, lumi, lampade a gas, lampadine tascabili - si sparpagliavano e dilagavano in tutte le direzioni. Costeggiando infatti muri a secco, spostando e capovolgendo sassi e pietre, frugavano attentamente fra cespugli umidi di rugiada o bagnati ancora dalla pioggia recente, mentre i loro pensieri e i loro discorsi erano tutti volti al momento della scorpacciata conclusiva, imperniata sulle saporite pietanze preparate dalle donne di casa. Certo, un simile desiderio poteva non valere per tutti - per la diversità stessa dei gusti individuali - ma è senza dubbio appagante per chi sa apprezzare il loro sapore, particolarmente gradito anche ai palati più raffinati.

Anche se con meno frequenza di prima e pur essendo cambiati i tempi, il piacere di tale 'scampagnata' è rimasto comunque lo stesso, mentre gli 'amanti' di questi molluschi - dannosi tuttavia agli ortaggi e ai vegetali per il loro regime fitofago - sono davvero una infinità, tanto che in mancanza dell'altro, specialmente nel periodo estivo, sanno accontentarsi perfino dei 'favalucièddi', chioccioline striate di colore chiaro: il gradimento maggiore va tuttavia 'è ntuppatièddi', chiocciole che hanno l'apertura 'ntuppàta' da una membrana mucillaginosa creata dalla loro stessa bava, del tutto simile ad un dischetto poroso e biancastro solidificato dall'aria, senza impedire peraltro la respirazione del mollusco che può restare in letargo per diverso tempo. 

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I 'favaluciàri' non occasionali

Certo, c'era anche chi 'andava a chiocciole' non per solo passatempo o per il piacere di andarci in compagnia, ma esclusivamente per lucro: infatti non si trattava più di 'favaluciàri' dilettanti ma di contadini che di solito scendevano in paese a piedi - a volte col carrettino o col mulo - portando con sé uno o più 'panàra', sempre colmi di chiocciole raccolte in nottata o all'alba. Per impedirne la fuga bisognava soprattutto stare attenti a coprire bene i canestri, usando una tela legata con spago od elastico e ripetendo l'operazione ad ogni richiesta di acquisto. 

Da notate che, trattandosi di un lavoro del tutto 'stagionale', questi 'favaluciàri' cercavano di arrotondare i loro introiti, che arrivavano d'altronde con i soli lavori della campagna. Nel vendere non erano poi affatto pedanti. Nella loro voce si notava anzi una certa timidezza, al punto che si rivolgevano ai clienti con molta discrezione: "Signùra, ni vòli favalùci?". Alla risposta affermativa cominciavano a slacciare lentamente la tela dove nel frattempo le chiocciole si erano attaccate a grappolo, una accanto o sopra l'altra, usando come misura " 'u cuòppu", lo stesso impiegato per i cereali.

Questo avveniva sempre dopo la prima pioggia - estiva, autunnale o primaverile - ed i buongustai ne attendevano speranzosi il passaggio, coinvolgendo tutta la famiglia, perfino i bambini, raccomandando di essere avvertiti appena li avrebbero sentiti o notati nelle vicinanze: perché, fra l'altro, le chiocciole, cucinate a spezzatino o lessate e condite con aglio e peperoncino, o soltanto con olio e origano, erano e restano ancora una pietanza veramente prelibata. Come lo è in Francia, dove ne hanno fatto addirittura un piatto tipico e tradizionale, per di più costoso. 

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