Storia e Territorio

La vendita del sale e del ghiaccio

autore Angelo Cintoli 10 March 2022
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La vendita del sale

E " 'u salàru"? Con un 'carramàttu' carico di sale, trainato lentamente da un asino, almeno due tre volte la settimana faceva il giro del paese, fermandosi ad ogni crocevia: il sale "grosso" era di solito ammassato " 'a maccùna", mentre quello "fino" era contenuto in grandi sacchi di tela grezza, di colore bianco, legati in alto e affiancati l'uno all'altro. Per la misurazione veniva usato "ù cuòppu", esattamente come per le granaglie e i legumi secchi: le provviste - mai eccessive - erano limitate invece soltanto al tempo delle salagioni fatte in casa (acciughe, sarde, tonno, olive, ecc).

" 'U carramàttu" del sale oggi non attraversa più il paese: questi veicoli, appartenenti ormai ad una civiltà passata, sono stati infatti sostituiti da furgoni che, potendosi spostare in maniera più rapida ed agevole, ne rendono senz'altro meno faticosa la vendita. Fra l'altro, da alcuni decenni è possibile trovarlo già pesato e confezionato in sacchetti di nylon sigillati meccanicamente. 

E' forse il caso di ricordare che in Sicilia - luogo di produzione di sale marino e di salgemma - il sale non era 'monopolio' statale, come nelle altre regioni: la sua vendita era infatti 'libera', come oggi lo è ovunque. 

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La vendita del ghiaccio

Forse potrebbe oggi sembrare incredibile - o perlomeno strano - ma anche il ghiaccio, un tempo, è stato da noi oggetto di vendita "ambulante", proprio come tanti altri generi alimentari. A Pozzallo, proprio all'interno " rò mulìnu rà Sìenia", esisteva infatti una frabbrica "rò ghiàcciu", che disponeva, fra l'altro, di grandi vasche di refrigerazione atte alla sua produzione, molto limitata nel periodo invernale: d'estate, invece, la richiesta era tale da permettere - oltre alla vendita diretta - anche quella esterna.

A ciò provvedeva un dipendente del mulino stesso che, tutte le mattine, faceva il giro del paese con un "carramàttu" sul quale erano sistemate molte "balle" di ghiaccio coperte di paglia: questa aveva lo scopo di smorzare il calore dei raggi solari e ritardare, di conseguenza, la liquefazione. 

La vendita si esauriva tuttavia in breve tempo, tanto da non riuscire a raggiungere certe zone lontane, come la "Balàta" o "Raganzino": il più delle volte, un carico completo non bastava infatti a soddisfare tutte le richieste ed era necessario quindi fare un secondo giro, cominciando però dalla parte opposta del paese.

Il problema consisteva anche nel trovare la maniera giusta per romperlo, cosa questa non facile e certamente di non poco conto: restava infatti soltanto la possibilità di ricorrere ai colpi di accetta, che davano però pezzi irregolari e dal peso approssimativo. Problema da non sottovalutare, che portava chiaramente a discussioni infinite, anche vivaci, per la pretesa di ciascuno di riuscire ad appropriarsi del 'pezzo' più grande ad un prezzo inferiore. Si dava così vigore ad una libera contrattazione nella quale ciascuno si riteneva soddisfatto soltanto quando riusciva ad ottenere lo sconto desiderato, dimostrando in questo modo capacità dialettica ed una certa "spirtìzza" che avrebbe poi soddisfatto tutta la famiglia. 

Tuttavia, col l'arrivo ed il rapido diffondersi dei frigoriferi e dei primi congelatori, questo tipo di vendita 'esterna' doveva ritenersi senz'altro concluso, non essendoci più la necessità di acquistare fuori quello che poteva essere prodotto in casa. 

Un altro pezzo folclore veniva così relegato nell'angolo dei ricordi, grazie al progresso inarrestabile della tecnologia moderna. 

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