Novità e Curiosità

Nicola Colombo ci parla di Vanni Rosa

Il Ragazzo Inquieto, l'antifascista siciliano dei tre mondi.
autore Angelo Cintoli 08 July 2021
Vanni Rosa al Cinema Giardina

Il mio interesse per Vanni Rosa nacque poco tempo fa, quando cercando nell'archivio della biblioteca comunale mi imbattei in 'E una croce cadde su Pozzallo' (libro pubblicato in Argentina nel 1948), che già solo il titolo invita alla lettura chi come me è attratto da tutto ciò che riguarda la storia e la cultura pozzallese. In quel momento non ero affatto a conoscenza del lavoro già concluso dopo lunghe, accurate e impegnative ricerche da parte di Nicola Colombo. Indi, venuto a sapere dell'esistenza di tale romanzo storico e narrativo, dove si mescolano fantasia e fatti realmente accaduti, non potevo non approfittarne per approfondire la conoscenza personale di Vanni Rosa, antifascista siciliano, giramondo e perseguitato politico, ormai pronto ad uscire dall'oblio che il tempo gli ha riservato finora.

La figura di Vanni Rosa può essere apprezzata o quantomeno si deve riconoscerne una rilevanza storica dettata dalle vicende che lo hanno riguardato, grazie anche all'impegno e alla ricerca di Nicola Colombo, scrittore di romanzi e raccolte di racconti. In un recente incontro con lui, ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere.

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Se dovesse spiegare brevemente a chi non conosce la sua storia, chi è stato Vanni Rosa, come lo descriverebbe?

E' stato un giramondo. Una persona non un personaggio, che rispettando l'idea che professava, cioè quella dell'anarchia e della libertà in senso assoluto, si è battuto per questi valori e lo ha fatto in tutti gli angoli del mondo. In un certo senso può essere definito l'uomo dei tre mondi, perché ha lavorato ed agito facendo valere il suo pensiero, sia in America Latina e negli Stati Uniti, sia in Africa, tra l'Algeria e la Tunisia, sia in Europa, tra la Spagna, la Francia e naturalmente l'Italia. Quindi un uomo che ha cercato di affermare i suoi principi avendo come orizzonte il mondo intero. Vanni Rosa si è sempre battuto, in qualsiasi luogo si trovasse, per la redenzione della Sicilia libera dalla Mafia e dal regime fascista, per la libertà dei popoli, per una forma di azione, non solo di pensiero, di contrasto alle idee fasciste, pagando di persona, avendo vissuto il carcere in tutte le parti del mondo.

 

E' corretto secondo lei dire che, per averne una opinione leale, bisogna inquadrarlo nell'epoca in cui è vissuto?

Certamente sì. Perché le vicende di ognuno di noi vanno inquadrate nel contesto storico in cui uno agisce, opera, pensa, produce. Io penso che Vanni Rosa sia la persona che interpreta bene quel senso dell'avventura in relazione agli ideali professati nel suo tempo. Avventuriero non nel senso che facilmente si potrebbe mal interpretare, piuttosto l'avventura in persona. Spirito tardo romantico e scapigliato che fa vivere la dimensione dell'avventura come il sangue che circola nelle vene. Ho cercato di far emergere l'uomo, la persona che dal proprio punto di vista vuole affermare un principio di libertà valida per tutti ed in ogni angolo del mondo. Senza dubbio è da rivalutare, considerando i documenti portati alla luce da storici e ricercatori. Non solo perché perseguitato e condannato più volte, ma soprattutto perché è stato sempre coerente con i propri ideali, quelli della 'fiaccola dell'anarchia' intesa come purezza del modo d'essere della libertà. 

 

Cosa ha spinto Nicola Colombo a riportare alla luce la storia di un pozzallese forse fin troppo dimenticato?

Ho sentito parlare di Vanni Rosa all'età di dieci anni, quando in classe, alla scuola elementare ne parlò il maestro Rino Giuffrida. Lui era grande amico di Vanni Rosa, il quale a quei tempi era già emigrato nuovamente in Argentina. I due si sentivano spesso tramite lettere e documenti, riguardanti situazioni nuove di fatti accaduti a Pozzallo in modo che Vanni potesse rimanere aggiornato. Successivamente, quando ho fondato e redatto 'I Pozzallesi' (mensile locale), nei primi anni '90, tramite lo storico Peppino Miccichè e assieme alla Professoressa Grazia Dormiente, abbiamo iniziato un percorso di curiosità attorno a questo personaggio. Percorso che si è completato proprio lo scorso anno, allor quando alla luce degli ultimi studi e ultimi documenti fatti emergere dal ricercatore Giovanni Criscione, io ho scritto questo romanzo, che per certi versi si è scritto da sé, dato che non ho inventato nulla a parte qualche piccolo passaggio e dando un costrutto letterario alla vicenda. 

 

I rapporti internazionali di Vanni Rosa, i riconoscimenti e le incertezze dopo il 1981.

Il pensiero visionario di Vanni Rosa va compreso prendendo in considerazione i suoi viaggi e i suoi rapporti con personaggi di spicco della politica e della cultura dell'epoca. Non era soltanto un idealista o uno scapigliato, ma era un pensatore. Parlava cinque lingue, compreso l'arabo. Aveva rapporti istituzionali importanti, per esempio Pietro Nenni, capo dei socialisti italiani, era padrino del suo secondo génito; instaurò un dialogo con Pacciardi, futuro ministro della difesa; in America Latina fece un comizio con Peròn, presidente dell'Argentina; passeggiava a Roma sottobraccio con Togliatti; le Nazioni Unite all'indomani della Guerra lo nominarono commissario straordinario per la ricostruzione postbellica in provincia di Siracusa; e ancora, il governo De Gasperi gli diede la delega per svolgere attività di coordinatore del campo profughi di Termini Imerese, dove affluivano dalle colonie italiane in Grecia i sopravvissuti alla guerra; oltre agli attestati di benemerenza che gli fece il comandante in capo delle forze armate alleate del mediterraneo, generale Alexander. Questi ed altri rapporti fanno di Vanni Rosa un uomo al centro della Resistenza durante la guerra. La questione irrisolta sulla sua vita rimane quella riguardante gli anni dopo il 1981, quando Vanni Rosa si trova in America Latina. Infatti le ultime traccie che ci sono pervenute sono le sue lettere mandate ai figli, dove parla del fatto che si deve operare per i problemi agli occhi, oltre al desiderio sempre vivo di tornare in Italia. Quando è morto? Dove è morto? Sarebbe interessante venirne a capo e risolvere questi punti interrogativi.

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La presentazione del romanzo di Nicola Colombo è avvenuta a Pozzallo il 9 Luglio all'interno del convegno 'Antifascismo e Sindacalismo nell'area degli iblei dagli anni venti alla repubblica', al Cinema Giardino, mentre all'interno dello stesso convegno, giorno 8 Luglio vi è stato allo Spazio cultura Meno Assenza, l'inaugurazione della mostra documentaria 'Vanni Rosa: Biografia per Immagini' a cura del fotografo Massimo Assenza, dello stesso Nicola Colombo e dell'etnoantropologa Grazia Dormiente.

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Il libro di Nicola Colombo è stato pubblicato da ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, la quale associazione è stata rappresentata all'evento dalla presenza del Vicepresidente nazionale Massimo Meliconi. 

Eventi culturali come questo di certo sono seguiti da chi è interessato all'argomento trattato e da chi è predisposto ad un ascolto ed una voglia di cultura che non si acquista dall'oggi al domani, ma è pur vero, secondo la mia opinione, che l'interesse nei confronti di eventi come questo potrebbe crescere a Pozzallo se si diffondesse la bella abitudine di organizzarne. Ovviamente non è semplice, e l'impegno necessario dovrebbe essere messo a disposizione non solo dalle istituzioni ma anche e soprattutto dai cittadini più volenterosi. Detto ciò concludiamo con l'ultima domanda fatta a Nicola Colombo.

 

La cultura a Pozzallo. La sua idea sullo stato attuale.

Non ci può essere un giudizio sulla cultura che prescinda da un contesto più generale. Io penso che i tempi tristi dell'anticultura si sono affermati e li viviamo con sofferenza. Per quanto riguarda Pozzallo, ci fu una grande stagione. Allor quando Pozzallo divenne, nei primissimi anni '90, punto di riferimento per illustri docenti dell'Università di Catania e non solo, o di scrittori, pensando alla Maraini, ai poeti della Beat Generation siciliana, a Bufalino, alla conferenza di Vincenzo Consolo. Però diciamo che questa parabola discendente non si è interrotta. Perché si è considerata sempre la cultura come una parentesi che tende ad essere trascurata rispetto ad altri interessi, tipo quelli economici. Piuttosto per me è una risorsa. Investire sulla cultura, anche a Pozzallo, non significa sperperare denaro pubblico, significa invece investire affinché, soprattutto le nuove generazioni, ma tutta la popolazione, possa avere a disposizione una dimensione della conoscenza, come formazione permanente che serva a rendere l'uomo libero, capace di sviluppare quel senso critico fondamentale che rimane. La cultura, se coltivata, in concomitanza con un istruzione adeguata, può benissimo essere un collante per la formazione delle nuove generazioni, in modo da alzare il livello qualitativo di un intera popolazione.

 

Vanni Rosa