Francesco Iozia, campione italiano di pugilato
Questa intervista significa molto per me, per svariati motivi. Il principale è sicuramente l'onore di aver scambiato due chiacchiere con Francesco Iozia, divenuto recentemente campione italiano di pugilato nella categoria 60 kg.
Ho conosciuto un ragazzo umile, uno sportivo leale e laborioso, un giovane che crede nel "sogno italiano", che differisce da quello americano - la classica affermazione personale partendo dal nulla - in quanto ci si sacrifica per affermare sè stessi e inorgoglire amici e parenti.
Io ho visto l'incontro - nella mia ignoranza mi aspettavo qualcosa alla Rocky ma le scazzottate non sono di certo mancate - e ho esultato ad ogni colpo messo a segno e alla vittoria finale, meritatissima. Da parte mia, posso dire che Francesco è sulla strada giusta per raggiungere il suo sogno.
Com'è iniziata questa tua passione verso uno sport che non è proprio di nicchia?
- Sembra banale dirlo... ma non ti so dire se avevo una vera e propria passione per la boxe! Diciamo che mi piacevano tutti gli sport, in primis il calcio. Da piccolo non potevo stare senza il pallone ma mi piaceva mangiare e correvo poco. Coi piedi ero bravo, mi tocca ammetterlo (ride).
Poi a dieci anni, mio padre mi portò in una palestra di boxe dov'ero il più piccolo. Non volevo sentirmi inferiore a nessuno, mi sono messo d'impegno allenandomi e divertendomi. E nel frattempo scendevo di peso e questo mi faceva stare bene.
Sei diventato campione italiano categoria 60 kg, sei stato seguitissimo da amici e non. Quanto è stata importante quella vittoria per te?
- Per me questa vittoria è stata molto importante. Mi ha fatto piacere ricevere tanti complimenti dalle persone che mi seguono, che mi vogliono bene e che credono nel mio potenziale. La soddisfazione più grande al di là della vittoria è sapere che la mia famiglia è sempre più orgogliosa di me, e vederli sorridere ad uno ad uno è la vittoria più importante.
So che segui un regime alimentare ben preciso e ti alleni tantissimo al giorno. Questo incide sulla tua vita privata oppure riesci a conciliare la passione con tutto il resto?
- Quando mi preparo per un incontro cerco di essere un buon atleta, mangiare bene, allenarmi bene, riposare bene... ma se capita di fare uno sgarro lontano da un evento me lo concedo. E ti dirò, questo mi fa stare più tranquillo e mi fa avere la mente lucida e serena, base fondamentale per affrontare qualsiasi cosa.
Nel tuo caso, può essere giudicata solo passione oppure per te è anche un lavoro? C'è un riscontro economico in quello che fai?
- Si, ho un riscontro ogni volta che sono convocato in nazionale. Questo riscontro aumenta se vinco una medaglia.
Sono dentro la squadra azzurra (prima da giovanile, da quattro anni da elite) da otto anni ma ti posso dire che sono stato fermo per un anno a causa di un infortunio e non ho ricevuto nulla. Mi sono rimboccato le maniche e ho lavorato fuori dall'ambiente sportivo ma non ti nascondo che il mio obiettivo principale per far sì che questo diventi il mio lavoro a tutti gli effetti sarebbe entrare in un gruppo sportivo, lavorando solo ed esclusivamente per la boxe.
La domanda a cui tengo particolarmente nelle mie interviste è la presenza del Comune di Pozzallo per gli atleti e le associazioni sportive. Sei stato supportato in qualche modo dal comune nel percorso che ti ha portato ad essere campione?
- Questa è una bella domanda (ride).
Partiamo dal presupposto che io non ho bisogno di nessuno se non dell'affetto della mia famiglia e dei miei amici, il resto è contorno...
Ti rispondo che affronto due ore di bus all'andata per andare ad Avola ad allenarmi (quando non sono in ritiro con la nazionale) e due ore al ritorno. Certe volte devo recarmi a Noto, altre a Siracusa, tutto pagato di tasca mia.
Qualche annetto fa, io e il mio maestro Carmelo Mammana di Avola avevamo chiesto al Comune un posto dove poter aprire una palestra di boxe, per condividere la mia esperienza con altri miei paesani; ci avevano risposto di sì ma poi non si è fatto più sentire nessuno.
Comunque a me non importa: io sono sempre pozzallese, amo Pozzallo come città, rispetto tutti e dirò sempre la verità, sperando che non si offenda nessuno.
Quali sono le tue sensazioni durante un combattimento sul ring? Esistono allenamenti anche per controllare le proprie emozioni?
- È uno sport individuale, sei da solo sul ring, ma è anche molto importante avere le persone giuste a fianco e non perdere la motivazione.
Noi pugili facciamo molti sacrifici alimentari per arrivare in categoria (nel mio caso 60 kg), a volte digiuniamo anche. In questo caso, è importante essere sempre positivi e cercare di non farsi abbattere da altre cose.
Prima di un combattimento, nel mio caso, ho molta adrenalina, penso di andare sul ring e prenderla come un divertimento, non troppo sul serio ma senza perdere lucidità e concentrazione. Il resto viene da sé.
Non mi piace perdere, specie se il torneo è importante, per questo vendo cara la pelle in ogni incontro. Se poi succede, pazienza, non mi abbatto e mi alleno di più per un eventuale rivincita.
Perché consiglieresti questo sport ad un giovane che magari vuole approcciarsi? Dove potrebbe rivolgersi per iniziare ad essere seguito?
- Qualsiasi tipo di sport può aiutare le persone a stare bene con sé stessi, a superare ansie e paure, ad essere umili (e questo si impara dalle sconfitte). In particolare la boxe ti insegna tantissimo proprio perché è uno sport individuale. Alla fine, quando vai a combattere, te la devi cavare con le tue sole forze e con quello che hai appreso dagli allenamenti.
A me piacerebbe allenare i bambini e crescere campioncini, in futuro vorrei aprire una palestra di pugilato ma al momento non saprei consigliare dove rivolgersi. Perché la boxe è uno sport nobile e non per male ma non può insegnarlo chiunque; non parlo dello sport in sé, inteso come regole, posizioni, postura, ma parlo della disciplina e dei valori che questo sport insegna e che non sono da sottovalutare; ci vuole molta esperienza nel settore per insegnare boxe.
Quali sono gli effetti collaterali del pugilato? Nonostante le protezioni, c'è sempre il rischio di farsi male, credo...
- Beh sì, è vero, c'è il rischio di farsi male ma fa parte del gioco. Nel calcio ad esempio, puoi farti male ad una gamba, puoi farti un taglio in faccia con una testata involontaria ma può succedere in qualsiasi sport.
Nella boxe cerchi di prendere meno colpi possibili. Se viene fuori un combattimento abbastanza infuocato e ad un certo punto senti maggiormente la stanchezza e vi scambiate colpi pesanti, cerchi di bloccarli, di essere più scaltro dell'altro.
Com'è lottare nell'epoca covid, senza pubblico ad assistere e a supportarti?
- Sembra che ti manchi qualcosa. Io, come altri pugili, quando sono sul ring penso solo al mio avversario, in quel momento è il mio pensiero più grande, ma ad incontro finito manca il calore e l'affetto del pubblico.
Quali sono i tuoi obiettivi futuri?
- Il mio obiettivo futuro è entrare in un gruppo sportivo, per me sarebbe una cosa importantissima e darei il massimo per farmi valere. Tre anni fa, ho avuto l'onore di essere chiamato dalle Fiamme Oro ma ho avuto la sfortuna di non poter entrare per un mio problema.
Mi piacerebbe vincere campionati importanti in tutto il mondo con la squadra azzurra e magari più in là passare nel mondo del professionismo.
Ringraziamo Francesco Iozia per il suo grande contributo alla sezione sport del nostro sito e lo salutiamo augurandogli il meglio per la sua vita e la sua carriera. Orgoglio pozzallese, sempre in gamba... anzi, in pugno!